Quando la sideremia è preoccupante
La sideremia misura la quantità di ferro circolante nel sangue, specificamente quello legato alla transferrina, la proteina che trasporta questo minerale nell’organismo. Si tratta di un parametro fondamentale per valutare lo stato delle riserve di ferro e identificare eventuali carenze o eccessi che possono compromettere la salute.
Il ferro è essenziale per numerose funzioni biologiche: costituisce il nucleo dell’emoglobina, permette il trasporto dell’ossigeno ai tessuti, partecipa alla sintesi del DNA e sostiene il sistema immunitario. Quando i livelli di ferro nel sangue si alterano, possono manifestarsi sintomi che vanno dalla stanchezza cronica all’anemia, fino a condizioni più complesse.
Comprendere il significato dei valori di sideremia, come si misurano e quando rappresentano un campanello d’allarme permette di intervenire tempestivamente e prevenire complicazioni.
A cosa serve il ferro nell’organismo
Il ferro svolge ruoli biologici insostituibili. La sua funzione principale riguarda il trasporto dell’ossigeno: circa il 70% del ferro presente nel corpo è incorporato nell’emoglobina dei globuli rossi, dove lega l’ossigeno nei polmoni e lo rilascia nei tessuti periferici. Una quota minore si trova nella mioglobina, proteina che immagazzina ossigeno nelle cellule muscolari.
Oltre al trasporto di ossigeno, il ferro partecipa a processi metabolici cruciali. È componente di enzimi coinvolti nella produzione di energia cellulare, nella sintesi del DNA e nella funzione immunitaria. Il sistema nervoso dipende dal ferro per la produzione di neurotrasmettitori, mentre il fegato lo accumula sotto forma di ferritina come riserva per momenti di aumentato fabbisogno.
L’organismo regola attentamente i livelli di ferro attraverso meccanismi di assorbimento intestinale, riciclo dai globuli rossi invecchiati e deposito nei tessuti. La transferrina rappresenta il veicolo principale di distribuzione, trasportando il ferro dal sito di assorbimento o dalle riserve verso le cellule che ne necessitano.
Cosa indica il valore di sideremia
Il valore di sideremia riflette la concentrazione di ferro circolante legato alla transferrina in un dato momento. Normalmente oscilla tra 60 e 160 microgrammi per decilitro negli uomini e tra 50 e 150 microgrammi per decilitro nelle donne, con variazioni legate all’età e allo stato ormonale.
Valori alterati forniscono informazioni diagnostiche preziose. Una sideremia ridotta suggerisce carenza di ferro, tipica dell’anemia sideropenica, la forma più comune di anemia. Può indicare anche stati infiammatori cronici, nei quali il ferro viene sequestrato nei tessuti come meccanismo difensivo dell’organismo.
Al contrario, valori elevati possono segnalare un sovraccarico di ferro, come nell’emocromatosi ereditaria, una condizione genetica che determina eccessivo assorbimento intestinale. L’aumento della sideremia si verifica anche in caso di emolisi, quando i globuli rossi si distruggono liberando il ferro contenuto, o dopo trasfusioni ripetute.
La sideremia presenta fluttuazioni fisiologiche durante la giornata, con picchi mattutini e riduzioni serali. Per questo motivo viene sempre interpretata insieme ad altri parametri del metabolismo del ferro, come transferrina, ferritina e saturazione della transferrina.
Come si misura la sideremia
La misurazione della sideremia avviene attraverso un semplice prelievo di sangue venoso, generalmente eseguito al mattino a digiuno. Il digiuno di almeno 8 ore è raccomandato perché l’assunzione di cibo può influenzare temporaneamente i livelli di ferro circolante.
Il campione di sangue viene analizzato in laboratorio mediante metodi spettrofotometrici che quantificano il ferro legato alla transferrina. L’esame richiede pochi millilitri di sangue e i risultati sono disponibili solitamente entro 24-48 ore.
È importante sospendere eventuali integratori di ferro almeno 24 ore prima del prelievo, poiché possono alterare i valori. Anche alcuni farmaci influenzano la sideremia, quindi il medico valuterà caso per caso la necessità di interrompere temporaneamente terapie in corso.
La sideremia viene spesso prescritta insieme a ferritina, transferrina e capacità totale di legare il ferro (TIBC), formando il pannello completo del metabolismo del ferro. Questa valutazione complessiva, parte degli esami del sangue di routine, permette di distinguere tra diverse cause di alterazione e orientare la diagnosi.
Cosa provoca la sideremia bassa
La sideremia bassa riconosce diverse cause. La carenza alimentare rappresenta il fattore più frequente, soprattutto in chi segue diete restrittive, vegetariane o vegane non bilanciate. Le donne in età fertile sono particolarmente esposte per le perdite mestruali mensili, mentre gravidanza e allattamento aumentano ulteriormente il fabbisogno.
Le perdite ematiche croniche costituiscono un’altra causa importante. Emorragie gastrointestinali occulte, spesso causate da ulcere, gastrite o neoplasie, determinano una progressiva deplezione delle riserve. Donazioni di sangue frequenti possono contribuire se non compensate da adeguato apporto dietetico.
Anche il malassorbimento intestinale riduce la sideremia. Condizioni come celiachia, malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, o interventi chirurgici di resezione gastrica compromettono l’assorbimento del ferro alimentare. In questi casi, nonostante un’alimentazione adeguata, l’organismo non riesce a rifornirsi sufficientemente.
Gli stati infiammatori cronici causano una particolare forma di sideremia bassa definita “anemia da infiammazione cronica”. In presenza di infezioni persistenti, malattie autoimmuni o tumori, l’organismo sequestra il ferro nei depositi tissutali, rendendolo indisponibile per la produzione di emoglobina. In queste situazioni la ferritina risulta normale o elevata nonostante la sideremia ridotta.
Cosa fa alzare la sideremia
L’aumento della sideremia può derivare da emocromatosi ereditaria, la causa più significativa di sovraccarico cronico. Questa malattia genetica altera i meccanismi di regolazione dell’assorbimento intestinale, determinando accumulo progressivo di ferro in organi vitali come fegato, cuore e pancreas con potenziali danni irreversibili.
Le trasfusioni ripetute aumentano inevitabilmente i livelli di ferro circolante. Pazienti con talassemia o altre anemie croniche che richiedono trasfusioni regolari sviluppano sovraccarico di ferro, necessitando di terapia chelante per prevenire complicazioni.
L’emolisi, cioè la distruzione accelerata dei globuli rossi, libera ferro nel circolo. Può verificarsi in anemie emolitiche congenite o acquisite, dopo traumi maggiori o in corso di alcune infezioni. Anche l’assunzione eccessiva di integratori di ferro, quando non necessaria, determina valori elevati.
Alcune epatopatie croniche, soprattutto l’epatite C e la steatosi epatica, si associano a sideremia aumentata per alterata regolazione del metabolismo del ferro. Anche l’alcolismo cronico può determinare elevazione dei valori per effetto tossico diretto sugli epatociti.
Che differenza c’è tra sideremia e ferritina
| Parametro | Cosa misura | Stabilità | Significato clinico |
|---|---|---|---|
| Sideremia | Ferro circolante legato alla transferrina | Fluttua durante la giornata, fotografia istantanea | Indica il ferro disponibile per le cellule in un dato momento |
| Ferritina | Riserve di ferro accumulate nell’organismo | Indicatore stabile, meno influenzato da variazioni acute | Riflette lo stato complessivo delle riserve di ferro |
Le due misure forniscono informazioni complementari. Nella carenza iniziale di ferro, la ferritina si riduce precocemente mentre la sideremia può restare normale. Con il progredire della carenza, si abbassano entrambi i parametri. Nelle anemie da infiammazione cronica, la sideremia diminuisce ma la ferritina aumenta perché funziona anche come proteina di fase acuta.
Quando la sideremia è preoccupante
Valori di sideremia inferiori a 30 microgrammi per decilitro richiedono sempre approfondimento, soprattutto se associati a sintomi come affaticamento, pallore, difficoltà di concentrazione o caduta dei capelli. Una carenza severa compromette la qualità di vita e può evolvere in anemia conclamata.
Anche la sideremia persistentemente elevata, oltre 200 microgrammi per decilitro, merita attenzione. Se accompagnata da saturazione della transferrina superiore al 45%, suggerisce sovraccarico di ferro che può danneggiare progressivamente fegato, cuore e ghiandole endocrine.
Il monitoraggio regolare diventa essenziale in presenza di patologie croniche, durante gravidanza, nei soggetti con familiarità per emocromatosi e in chi assume terapie che influenzano il metabolismo del ferro. Una visita gastroenterologica può essere necessaria per indagare cause digestive di alterazione, mentre solo una valutazione medica completa permette di interpretare correttamente i valori e stabilire il percorso terapeutico appropriato.
Quanto costano gli esami per monitorare la sideremia?
Al Santagostino è possibile eseguire sia il dosaggio singolo del ferro nel sangue sia un pannello sideremico completo, che offre una valutazione più approfondita dello stato del ferro.
Nel dettaglio, le opzioni disponibili e i relativi costi sono:
- Sideremia (ferro nel sangue): 2,94 €
Esame singolo su siero che misura la quantità di ferro circolante nel sangue. Il referto è disponibile entro 2 giorni lavorativi. - Pannello sideremico completo: 27,72 €
Include ferro, ferritina, transferrina, TIBC (capacità ferro-legante totale) e saturazione della transferrina, fornendo una visione complessiva delle riserve di ferro e della sua disponibilità per l’organismo. Anche in questo caso il referto è pronto entro 2 giorni lavorativi.
La scelta tra esame singolo e pannello completo dipende dal quesito clinico e dalle indicazioni del medico: mentre la sideremia da sola può essere sufficiente per un primo controllo, il pannello sideremico è generalmente indicato per una valutazione più accurata e contestualizzata.