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L’artrosi: cosa fa bene per alleviarla e come riconoscerla

L’artrosi è una malattia degenerativa cronica delle articolazioni, caratterizzata dal progressivo deterioramento della cartilagine articolare: il tessuto liscio ed elastico che riveste le estremità delle ossa e permette movimenti fluidi, senza attrito. Quando la cartilagine si assottiglia e si fissura, le ossa arrivano a sfregare l’una contro l’altra, causando dolore articolare, rigidità e limitazione dei movimenti quotidiani.

È la forma più diffusa di malattia articolare in Italia e una delle principali cause di disabilità dopo i cinquant’anni. Può colpire qualsiasi articolazione, ma interessa più frequentemente ginocchia, anche, mani, colonna vertebrale e piedi. A differenza dell’artrite reumatoide, che è una malattia autoimmune, l’artrosi è legata principalmente all’usura meccanica dell’articolazione.

Contrariamente a quanto molti pensano, però, l’artrosi non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento: esistono fattori modificabili che ne influenzano sviluppo e progressione. Riconoscerne i sintomi precoci e conoscere le strategie terapeutiche disponibili permette di rallentare il decorso e mantenere una buona qualità di vita.

Cause e fattori di rischio dell’artrosi

L’artrosi si sviluppa quando l’equilibrio tra degradazione e riparazione della cartilagine si altera: i processi di usura prevalgono su quelli rigenerativi e il tessuto diventa più sottile, meno elastico, fissurato. Nei casi avanzati l’organismo reagisce formando escrescenze ossee chiamate osteofiti, ben visibili soprattutto nelle mani. Le cause di questo squilibrio sono molteplici e spesso interconnesse.

L’età è il principale fattore di rischio: con l’invecchiamento la cartilagine perde elasticità e capacità rigenerativa. Dopo i 60 anni, la maggior parte delle persone presenta segni radiologici di artrosi in almeno un’articolazione, anche in assenza di sintomi.

Il sovrappeso e l’obesità accelerano significativamente il processo artrosico, e non solo per l’aumento del carico meccanico su ginocchia e anche: il tessuto adiposo produce sostanze pro-infiammatorie che contribuiscono al deterioramento cartilagineo attraverso un’infiammazione cronica di basso grado. Il controllo della perdita di peso è quindi centrale sia nella prevenzione sia nella gestione della malattia.

traumi articolari pregressi, come fratture, lussazioni o lesioni legamentose, predispongono a un’artrosi precoce nella sede dell’infortunio, anche a distanza di anni. Analogamente, professioni e sport che sollecitano ripetutamente specifiche articolazioni — movimenti ripetitivi, posture forzate, sforzi intensi — ne favoriscono l’usura prematura.

Contano poi la predisposizione genetica (chi ha familiari con artrosi ha probabilità maggiori di svilupparla) e il sesso: le donne, specialmente dopo la menopausa, sono più colpite degli uomini, probabilmente per i cambiamenti ormonali. Infine, alcune patologie come diabete, gotta e la stessa artrite reumatoide, oltre ad anomalie dello sviluppo scheletrico come la scoliosi o difetti di allineamento (ginocchio varo o valgo), possono favorire un’artrosi secondaria.

Quali sono i sintomi dell’artrosi

Il dolore articolare è il sintomo principale. Ha natura meccanica: peggiora con il movimento e l’utilizzo dell’articolazione, migliora con il riposo. Nelle fasi iniziali compare solo dopo sforzi prolungati; con la progressione diventa più intenso e persistente, fino a presentarsi anche a riposo e durante la notte.

FaseSintomi principaliLimitazioni funzionaliCaratteristiche
InizialeDolore dopo sforzi prolungati, rigidità <30 minMinime, vita normaleSintomi occasionali
IntermediaDolore con attività quotidiane, crepitiiDifficoltà in movimenti specificiSintomi frequenti
AvanzataDolore a riposo e notturno, deformitàGrave limitazione, assistenza necessariaSintomi costanti

Le fasi dell’artrosi

La rigidità articolare è tipica al mattino o dopo periodi di inattività: la sensazione di articolazione “arrugginita” dura in genere meno di 30 minuti e si attenua con il movimento graduale — una durata che aiuta a distinguerla dalla rigidità dell’artrite reumatoide, più prolungata.

La limitazione funzionale è progressiva e dipende dall’articolazione colpita: nelle ginocchia e nelle anche rende difficoltoso camminare, salire le scale o alzarsi da una sedia; nelle mani complica gesti fini come aprire barattoli, abbottonarsi o scrivere. Possono comparire gonfiore (da versamento articolare, specie dopo sforzi), crepitii durante il movimento e, nelle fasi avanzate, deformità: nelle mani sono caratteristici i noduli di Heberden e di Bouchard, nel ginocchio la deviazione in varismo o valgismo.

Come viene diagnosticata l’artrosi

La diagnosi si basa sulla valutazione clinica e sugli esami strumentali. Lo specialista di riferimento — un reumatologo o un ortopedico — raccoglie l’anamnesi dettagliata (sintomi, fattori di rischio, familiarità, attività lavorative e sportive) e con l’esame obiettivo valuta mobilità articolare, dolorabilità alla palpazione e al movimento, come nel caso del dolore al ginocchio, oltre a eventuali deformità o gonfiori.

La radiografia è l’esame di primo livello: mostra i segni tipici dell’artrosi — riduzione dello spazio articolare, osteofiti, addensamento dell’osso subcondrale, deformità nei casi avanzati — e permette di classificarne la gravità. Quando la radiografia non è conclusiva o si sospettano lesioni dei tessuti molli, può essere indicata la risonanza magnetica. Gli esami del sangue non sono specifici per l’artrosi, ma servono a escludere patologie articolari infiammatorie come l’artrite reumatoide.

Presso il poliambulatorio Santagostino Imola Dyadea Valsalva di Via Turibio Baruzzi è possibile completare l’intero percorso diagnostico — visita specialistica, radiologia ed esami del sangue — in un’unica sede.

Come si toglie l’artrosi

L’artrosi è una condizione cronica e degenerativa: non può essere eliminata, perché la cartilagine danneggiata non si rigenera spontaneamente. Esistono però numerosi trattamenti efficaci per rallentare la progressione, controllare i sintomi e migliorare la qualità di vita. L’approccio è personalizzato e multimodale, combinando strategie non farmacologiche e farmacologiche.

LivelloTrattamentiQuando indicatiEfficacia
Base (tutti i pazienti)Perdita di peso, esercizio fisico, fisioterapiaSempre, come primo approccioAlta a lungo termine
FarmacologicoParacetamolo, FANS topici/oraliDolore lieve-moderatoBuona sul sintomo
InfiltrativoAcido ialuronico, cortisoniciDolore resistente, ginocchioVariabile, temporanea
AusiliTutori, plantari, bastoniInstabilità, supportoBuona per la stabilità
ChirurgicoArtroscopia, protesiFallimento terapie, disabilità graveOttima nei casi selezionati

La perdita di peso è uno degli interventi più efficaci per chi è in sovrappeso: ridurre anche solo il 5-10% del peso corporeo diminuisce sensibilmente il dolore, specialmente a ginocchia e anche. L’esercizio fisico regolare a basso impatto — nuoto, acquagym, bicicletta su terreno pianeggiante, camminate moderate — rafforza i muscoli che sostengono le articolazioni senza sovraccaricarle, mentre la fisioterapia costruisce programmi di esercizio personalizzati e insegna tecniche di protezione articolare.

Sul fronte farmacologico, il paracetamolo controlla il dolore lieve-moderato; i FANS (ibuprofene, naprossene) agiscono su dolore e infiammazione ma vanno usati per periodi limitati e sotto controllo medico, per i possibili effetti collaterali gastrointestinali e cardiovascolari. Le infiltrazioni intra-articolari di acido ialuronico (viscosupplementazione) offrono un sollievo temporaneo, soprattutto nel ginocchio; quelle di cortisonici sono riservate ai casi con infiammazione significativa e versamento. I condroprotettori come glucosamina e condroitina restano di efficacia dibattuta.

Ausili ortopedici come tutori, plantari e bastoni riducono il carico e migliorano la stabilità. Nei casi più gravi, quando le terapie conservative non bastano e la qualità di vita è compromessa, si valuta la chirurgia: artroscopia, osteotomie correttive e, nei quadri avanzati, la sostituzione protesica dell’articolazione.

Qual è la miglior cura per l’artrosi

Non esiste una cura universale: l’approccio ottimale varia da persona a persona. Le linee guida internazionali concordano però su un punto: la combinazione di trattamenti non farmacologici e farmacologici offre i risultati migliori. La base è sempre non farmacologica — educazione del paziente, controllo del peso, esercizio regolare, fisioterapia — perché ha dimostrato efficacia a lungo termine senza gli effetti collaterali dei farmaci.

Per il dolore persistente, il paracetamolo resta il farmaco di prima scelta per il suo profilo di sicurezza, mentre i FANS topici (gel e creme) sono preferibili a quelli orali per limitare gli effetti sistemici. Completano la strategia la protezione articolare quotidiana: evitare i movimenti che provocano dolore, alternare attività e riposo, adottare tecniche corrette nel sollevare pesi.

Cosa fa bene all’artrosi: il caldo o il freddo

Entrambi possono aiutare, ma in situazioni diverse. Il caldo è più efficace per il dolore cronico e la rigidità: impacchi caldi, bagni o cerotti termici rilassano i muscoli contratti, aumentano il flusso sanguigno e migliorano la mobilità. È utile soprattutto prima dell’esercizio fisico o della fisioterapia, per preparare l’articolazione al movimento.

Il freddo è indicato quando l’articolazione è gonfia, calda e infiammata, come nelle riacutizzazioni: il ghiaccio riduce infiammazione e gonfiore e ha un effetto anestetico locale. Si applica avvolto in un panno per 15-20 minuti, più volte al giorno, ed è particolarmente utile dopo l’attività fisica. In sintesi: caldo per rigidità mattutina e dolore cronico, freddo per gonfiore e infiammazione acuta. Mai applicare ghiaccio o fonti di calore direttamente sulla pelle.

Prevenire l’artrosi: strategie di protezione articolare

Alcuni fattori di rischio non sono modificabili, ma molte strategie possono ritardare l’insorgenza dell’artrosi o rallentarne la progressione. Mantenere un peso adeguato riduce lo stress meccanico sulle articolazioni portanti; l’attività fisica regolare, senza sovraccarichi eccessivi o gesti traumatici ripetuti, preserva la salute articolare nel tempo.

Contano anche le posture corrette nelle attività quotidiane e lavorative, la protezione delle articolazioni dai traumi (dispositivi di sicurezza nello sport) e una dieta equilibrata, ricca di nutrienti che sostengono la salute delle cartilagini.

In caso di dolore articolare persistente, rigidità mattutina o difficoltà nei movimenti, è consigliabile una valutazione specialistica: presso Santagostino Imola Dyadea Valsalva, nel cuore di Imola, sono disponibili visite reumatologiche e ortopediche, diagnostica radiologica e percorsi di fisioterapia dedicati.