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Iperprolattinemia: cos’è, sintomi e come si cura

L’iperprolattinemia è una condizione caratterizzata da livelli elevati di prolattina nel sangue, superiori ai valori di riferimento. La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi, una piccola ghiandola endocrina situata alla base del cranio, e svolge un ruolo fondamentale nella stimolazione e nel mantenimento della produzione di latte materno durante la gravidanza e l’allattamento.

GenereValore soglia iperprolattinemia
DonneSuperiore a 25 ng/ml
UominiSuperiore a 20 ng/ml

Tuttavia, è importante valutare questi parametri in base al contesto clinico e alle caratteristiche del laboratorio di riferimento, poiché i range di normalità possono variare leggermente.

In condizioni fisiologiche, i livelli di prolattina aumentano naturalmente durante la gravidanza, l’allattamento, lo stress intenso, l’esercizio fisico vigoroso e il sonno. Quando invece l’innalzamento persiste al di fuori di questi contesti, si configura una condizione patologica che richiede approfondimento diagnostico.

Che disturbi porta la prolattina alta

L’iperprolattinemia interferisce significativamente con la funzione riproduttiva e può manifestarsi con sintomi diversi a seconda del sesso.

Disturbi nelle donneDisturbi negli uomini
Alterazioni del ciclo mestruale (amenorrea, oligomenorrea, polimenorrea)Disfunzione erettile e impotenza
GalattorreaRiduzione della libido
Infertilità e anovulazioneDiminuzione del volume dell’eiaculato
Secchezza vaginale e dispareuniaGinecomastia
Riduzione del desiderio sessualeAbbassamento dei livelli di testosterone

In entrambi i sessi, l’iperprolattinemia prolungata può causare demineralizzazione ossea con conseguente osteopenia o osteoporosi, dovuta alla carenza di estrogeni nelle donne e di testosterone negli uomini. Quando la causa è un prolattinoma di grandi dimensioni (macroadenoma superiore a un centimetro), possono comparire anche disturbi visivi e cefalea, dovuti alla compressione delle strutture circostanti.

Quali sono le cause dell’iperprolattinemia

Le cause dell’iperprolattinemia sono molteplici e possono essere classificate in diverse categorie.

Cause fisiologiche

Gravidanza, allattamento, stress acuto, esercizio fisico intenso, pasti ricchi di proteine, attività sessuale e persino il prelievo ematico stesso possono determinare aumenti transitori e non patologici della prolattina.

Cause farmacologiche

Numerosi farmaci possono indurre iperprolattinemia interferendo con la regolazione della secrezione di prolattina:

  • Antipsicotici e neurolettici
  • Antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e i triciclici
  • Farmaci antiemetici come metoclopramide e domperidone, utilizzati contro nausea e vomito
  • Alcuni antipertensivi
  • Contraccettivi orali (in alcuni casi)
  • Farmaci per disturbi gastrointestinali

È fondamentale raccogliere un’anamnesi farmacologica completa prima di procedere con indagini diagnostiche approfondite, poiché l’interruzione del farmaco responsabile può risolvere la condizione.

Cause patologiche

Il prolattinoma, un tumore benigno dell’ipofisi che secerne prolattina in eccesso, rappresenta una causa importante ma non la più frequente di iperprolattinemia. Altri adenomi ipofisari non secernenti, la sindrome della sella vuota, l’acromegalia e la sindrome di Cushing possono ugualmente determinare iperprolattinemia.

Patologie sistemiche come ipotiroidismo, sindrome dell’ovaio policistico, insufficienza renale cronica e cirrosi epatica si associano frequentemente a livelli elevati di prolattina. Anche lesioni della parete toracica, come quelle causate da Herpes Zoster, e lesioni del midollo spinale possono interferire con la regolazione dell’ormone.

Esiste infine l’iperprolattinemia idiopatica, quando non si identifica una causa specifica nonostante le indagini diagnostiche.

Come si cura l’iperprolattinemia

Il trattamento dell’iperprolattinemia dipende dalla causa sottostante, dall’entità dell’aumento ormonale e dalla presenza o assenza di sintomi.

Quando l’iperprolattinemia è asintomatica, di lieve entità e non provoca disfunzioni ormonali o riproduttive, può non essere necessario alcun trattamento, ma è importante un monitoraggio periodico.

Se la causa è farmacologica, la sospensione o la sostituzione del farmaco responsabile, quando possibile, può portare alla normalizzazione dei valori.

In presenza di prolattinoma o di iperprolattinemia sintomatica, il trattamento di prima scelta prevede l’utilizzo di farmaci agonisti della dopamina, come cabergolina e bromocriptina. Questi farmaci riducono efficacemente i livelli di prolattina e, nei casi di prolattinoma, diminuiscono le dimensioni del tumore nella maggior parte dei pazienti.

La cabergolina è generalmente preferita per la maggiore efficacia, la migliore tollerabilità e la possibilità di somministrazione meno frequente (una o due volte alla settimana). Il trattamento richiede un attento monitoraggio dei livelli ormonali e, quando indicato, controlli radiologici per valutare l’eventuale riduzione delle dimensioni del tumore.

Solo in casi selezionati, quando il prolattinoma non risponde alla terapia farmacologica o raggiunge dimensioni considerevoli con effetti compressivi significativi, può essere necessario l’intervento neurochirurgico. Anche la radioterapia rappresenta un’opzione terapeutica riservata a situazioni particolari.

Quando indagare: diagnosi dell’iperprolattinemia

La diagnosi di iperprolattinemia si basa sul dosaggio dei livelli di prolattina nel sangue attraverso un semplice prelievo ematico. È consigliabile eseguire il prelievo in condizioni di riposo, al mattino e preferibilmente a digiuno, per evitare variazioni fisiologiche che potrebbero alterare i risultati.

Se il primo esame evidenzia valori elevati, è opportuno ripetere il dosaggio per confermare la condizione, escludendo aumenti transitori legati a stress o altri fattori. Una volta confermata l’iperprolattinemia, lo specialista endocrinologo valuta la necessità di ulteriori accertamenti per identificare la causa sottostante.

Gli esami di approfondimento possono includere la risonanza magnetica dell’ipofisi per escludere o confermare la presenza di adenomi, il dosaggio di altri ormoni ipofisari e della funzione tiroidea, e la valutazione della funzione renale ed epatica. La diagnosi corretta permette di impostare il trattamento più appropriato e di monitorare efficacemente l’evoluzione della condizione.