Quando preoccuparsi del reflusso gastroesofageo
Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto comune che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di una condizione in cui il contenuto acido dello stomaco risale verso l’esofago, provocando sintomi fastidiosi e, in alcuni casi, complicanze che richiedono attenzione medica. Sebbene episodi occasionali di reflusso siano normali e non destino preoccupazione, quando il disturbo diventa frequente e persistente può compromettere significativamente la qualità della vita e danneggiare la mucosa esofagea.
Comprendere quando il reflusso gastroesofageo rappresenta un semplice disagio temporaneo o quando invece necessita di un intervento medico è fondamentale per prevenire complicanze a lungo termine. In questo articolo esploreremo cos’è il reflusso gastroesofageo, quali sono i suoi sintomi caratteristici, le cause che lo determinano, come viene diagnosticato e quali sono le opzioni terapeutiche disponibili.
Che cos’è e come si manifesta il reflusso gastroesofageo
Il reflusso gastroesofageo, noto anche con l’acronimo MRGE (Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo), si verifica quando il contenuto gastrico, composto da acido cloridrico ed enzimi digestivi, risale dallo stomaco verso l’esofago. Questo fenomeno è normalmente impedito da una valvola muscolare chiamata sfintere esofageo inferiore, che si trova tra esofago e stomaco. Quando questo sfintere non funziona correttamente o si rilassa in modo inappropriato, il materiale acido può risalire irritando la mucosa esofagea, che non è protetta come quella gastrica.
La manifestazione del reflusso può variare notevolmente da persona a persona, sia per intensità che per frequenza dei sintomi. Alcune persone sperimentano disturbi occasionali, mentre altre soffrono di sintomi quotidiani che interferiscono con le normali attività.
Quali sono i 6 sintomi del reflusso gastroesofageo?
I sintomi del reflusso gastroesofageo possono essere molteplici, ma sei manifestazioni sono particolarmente caratteristiche:
Altri sintomi possono includere nausea, sensazione di nodo alla gola, alitosi e disturbi del sonno.
Quali sono i sintomi del reflusso schiumoso?
Il reflusso schiumoso rappresenta una variante particolare del disturbo, caratterizzata dalla risalita di materiale gastrico misto ad aria e saliva, che assume un aspetto spumoso o schiumoso. Questo tipo di reflusso si manifesta tipicamente con:
Il reflusso schiumoso può essere particolarmente fastidioso durante la notte o al risveglio e spesso è associato a una maggiore produzione di saliva come meccanismo di difesa dell’organismo per neutralizzare l’acidità.
Cause e fattori di rischio
Le cause del reflusso gastroesofageo sono molteplici e spesso interconnesse. La causa principale è il malfunzionamento dello sfintere esofageo inferiore, che può essere determinato da:
Fattori anatomici:
- Ernia iatale, una condizione in cui parte dello stomaco risale attraverso il diaframma
- Anomalie strutturali dell’esofago
- Obesità, che aumenta la pressione addominale
Fattori legati allo stile di vita:
- Alimentazione scorretta con consumo eccessivo di cibi grassi, fritti, piccanti, cioccolato, agrumi, pomodori
- Bevande gassate, caffè, alcol
- Fumo di sigaretta
- Pasti abbondanti, soprattutto serali
- Posizione sdraiata subito dopo i pasti
Condizioni mediche:
- Gravidanza, per l’aumento della pressione addominale
- Diabete
- Sclerodermia e altre malattie del tessuto connettivo
- Gastroparesi (svuotamento gastrico rallentato)
Farmaci:
Alcuni medicinali possono favorire il reflusso, tra cui calcio-antagonisti, anticolinergici, alcuni sedativi e farmaci per l’asma.
Diagnosi
La diagnosi di reflusso gastroesofageo si basa inizialmente sull’anamnesi e sulla descrizione dei sintomi da parte del paziente. Quando i sintomi sono tipici e rispondono alla terapia empirica, spesso non sono necessari ulteriori accertamenti.
Tuttavia, in presenza di sintomi persistenti, atipici o segnali d’allarme, il medico può prescrivere esami specifici:
- Gastroscopia (EGDS): permette di visualizzare direttamente l’esofago e lo stomaco, identificando eventuali lesioni, infiammazioni (esofagite) o complicanze come l’esofago di Barrett
- pH-metria esofagea delle 24 ore: misura l’acidità nell’esofago per un’intera giornata, confermando la presenza e la frequenza degli episodi di reflusso
- Manometria esofagea: valuta la funzionalità dello sfintere esofageo e la motilità dell’esofago
- Impedenzometria: rileva sia il reflusso acido che quello non acido
Questi esami sono particolarmente indicati quando si considera un intervento chirurgico o quando la terapia medica non ha dato risultati soddisfacenti. Una visita gastroenterologica specialistica può essere necessaria per valutare approfonditamente il disturbo.
Quando il reflusso diventa pericoloso?
Il reflusso gastroesofageo diventa pericoloso quando evolve da disturbo occasionale a condizione cronica con complicanze. È necessario preoccuparsi e consultare urgentemente un medico in presenza di:
- Sintomi d’allarme: difficoltà persistente nella deglutizione, perdita di peso involontaria, vomito con sangue, feci nere (melena), anemia
- Esofagite erosiva grave: l’infiammazione cronica può causare ulcere e sanguinamento
- Stenosi esofagea: il restringimento dell’esofago dovuto a cicatrizzazioni ripetute
- Esofago di Barrett: una condizione precancerosa in cui le cellule dell’esofago si modificano per l’esposizione cronica all’acido
- Sintomi respiratori gravi: asma allergica difficile da controllare, polmoniti ricorrenti da aspirazione
- Sintomi refrattari: quando i disturbi persistono nonostante una terapia adeguata
La presenza di questi segnali richiede un approfondimento diagnostico immediato.