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Vitamina D: a cosa serve, dove si trova e quando integrare

La vitamina D è un nutriente liposolubile che il nostro organismo utilizza come un vero e proprio ormone, regolando processi essenziali per la salute. A differenza di altre vitamine, non dipende principalmente dall’alimentazione: circa l’80-90% del fabbisogno viene prodotto dalla pelle quando viene esposta ai raggi ultravioletti del sole. Questa peculiarità la rende unica e spiega perché la carenza è particolarmente diffusa in chi trascorre poco tempo all’aperto o vive in zone con scarsa esposizione solare.

Il ruolo della vitamina D va ben oltre il semplice sostegno alle ossa. Interviene nel metabolismo del calcio e del fosforo, nella funzione muscolare e immunitaria, contribuendo a mantenere l’organismo in equilibrio. Comprendere quando serve davvero un’integrazione e quali sono i segnali di carenza permette di fare scelte consapevoli per la propria salute.

Le funzioni principali della vitamina D

La vitamina D agisce principalmente come regolatore dell’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, due minerali indispensabili per la mineralizzazione ossea. Senza livelli adeguati di questa vitamina, il corpo non riesce a utilizzare efficacemente il calcio presente negli alimenti, compromettendo la salute dello scheletro.

Oltre a questa funzione chiave, la vitamina D supporta:

  • La normale funzione del sistema immunitario, modulando la risposta infiammatoria
  • Il mantenimento della forza muscolare e la coordinazione dei movimenti
  • La salute dei denti, favorendo la corretta mineralizzazione dello smalto
  • Il normale funzionamento cellulare in diversi tessuti

Quando la vitamina D3 (colecalciferolo) viene prodotta nella pelle o assunta con gli alimenti, passa attraverso fegato e reni dove viene convertita nella forma biologicamente attiva. Questo processo trasforma la molecola in un ormone capace di legarsi a recettori presenti in molte cellule dell’organismo.

Le fonti principali di vitamina D

L’esposizione solare rappresenta la fonte primaria di vitamina D. Bastano 15-30 minuti al giorno di esposizione diretta su braccia, gambe o viso, senza protezione solare, per stimolare la produzione cutanea. La quantità prodotta varia in base alla latitudine, alla stagione, all’ora del giorno e al tipo di pelle.

Dal punto di vista alimentare, la vitamina D è presente naturalmente in pochi cibi:

  • Pesci grassi come salmone, sgombro, aringa e sardine
  • Olio di fegato di merluzzo, fonte particolarmente concentrata
  • Tuorlo d’uovo
  • Fegato bovino
  • Funghi esposti ai raggi UV

Molti prodotti vengono arricchiti industrialmente con vitamina D, tra cui latte, yogurt, cereali per la colazione e bevande vegetali. Questi alimenti fortificati possono contribuire al fabbisogno giornaliero, soprattutto per chi segue diete restrittive o ha difficoltà di assorbimento.

Quali sono i sintomi di mancanza di vitamina D?

I sintomi di carenza di vitamina D possono essere sfumati e facilmente confusi con altre condizioni. I segnali più comuni includono:

  • Debolezza muscolare persistente e affaticamento generalizzato
  • Dolori ossei diffusi o localizzati, spesso alla schiena e alle gambe
  • Fragilità ossea con rischio aumentato di fratture
  • Cadute frequenti dovute a ridotta forza muscolare e coordinazione
  • Vulnerabilità maggiore alle infezioni respiratorie
  • Difficoltà nella guarigione di ferite
  • Depressione del tono dell’umore

Nei bambini, la carenza grave può causare rachitismo, una condizione che provoca deformità scheletriche e ritardi nella crescita. Negli adulti, la prolungata insufficienza di vitamina D può portare a osteomalacia, caratterizzata da ossa fragili e dolenti nonostante l’aspetto esterno normale.

La carenza si diagnostica attraverso un esame del sangue che misura i livelli di 25-idrossivitamina D. Valori inferiori a 12 nanogrammi per millilitro indicano una carenza severa che richiede intervento medico.

Cosa mangiare per fare il pieno di vitamina D?

Per aumentare l’apporto alimentare di vitamina D, è utile includere regolarmente nella dieta:

  • Pesci grassi: una porzione di 100 grammi di salmone fornisce circa 10-25 microgrammi di vitamina D, coprendo gran parte del fabbisogno giornaliero. Lo sgombro e l’aringa sono altrettanto efficaci.
  • Uova: il tuorlo contiene vitamina D naturale. Due uova di medie dimensioni apportano circa 2 microgrammi.
  • Funghi: alcune varietà, specialmente quelle trattate con raggi UV, rappresentano una delle poche fonti vegetali naturali di vitamina D2 (ergocalciferolo).
  • Alimenti fortificati: verificare le etichette di latte, yogurt, cereali e bevande vegetali arricchite può aiutare a raggiungere l’intake raccomandato.

Va però sottolineato che l’alimentazione copre solo il 10-20% del fabbisogno totale. L’esposizione solare controllata rimane la strategia più efficace per mantenere livelli adeguati. Per chi necessita di supporto nutrizionale personalizzato, può essere utile un consulto presso il servizio di dietetica e nutrizione.

Quando integrare la vitamina D

L’integrazione di vitamina D non è necessaria per tutti. Secondo le indicazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), gli integratori vanno utilizzati solo in presenza di:

  • Carenza documentata con valori ematici inferiori a 12 ng/mL
  • Osteoporosi diagnosticata o elevato rischio di fratture
  • Condizioni che limitano l’esposizione solare (anziani istituzionalizzati, persone con mobilità ridotta)
  • Neonati e lattanti fino al primo anno di vita
  • Gravidanza e allattamento, sotto supervisione medica
  • Malassorbimento intestinale o patologie croniche che interferiscono con il metabolismo della vitamina D

In assenza di queste condizioni, il consiglio è trascorrere più tempo all’aperto e seguire un’alimentazione varia, senza ricorrere a controlli ematici ripetuti o integrazioni preventive non necessarie. Una visita endocrinologica può aiutare a valutare la necessità di supplementazione.

Qual è il miglior farmaco per la vitamina D?

Non esiste un “miglior farmaco” universale per la vitamina D. La scelta dipende dalla situazione clinica individuale e deve essere guidata dal medico. I preparati disponibili includono:

  • Vitamina D3 (colecalciferolo): è la forma più comune e meglio utilizzata dall’organismo, identica a quella prodotta dalla pelle.
  • Vitamina D2 (ergocalciferolo): meno efficace nell’aumentare i livelli ematici rispetto alla D3, viene utilizzata in alcuni casi specifici.

I dosaggi variano da 400 UI giornaliere per la prevenzione fino a dosi settimanali o mensili da 10.000-50.000 UI per il trattamento delle carenze severe. La forma farmaceutica può essere in gocce, compresse o fiale, a seconda della praticità e del regime terapeutico.

Gli integratori di vitamina D richiedono prescrizione medica quando superano determinate concentrazioni, poiché dosaggi eccessivi possono causare ipercalcemia, calcificazioni ectopiche e danni renali. Per valutare il proprio stato vitaminico è possibile effettuare un controllo presso il punto prelievi.

Quanta vitamina D per bambini?

Il fabbisogno di vitamina D nei bambini varia con l’età. Le raccomandazioni italiane indicano:

Fascia d’etàFabbisogno giornaliero
Lattanti 0-12 mesi10 microgrammi (400 UI)
Bambini 1-10 anni15 microgrammi (600 UI)
Adolescenti 11-17 anni15 microgrammi (600 UI)

L’integrazione nei neonati è particolarmente importante perché il latte materno contiene quantità insufficienti di vitamina D e l’esposizione solare diretta non è raccomandata nei primi mesi di vita. I pediatri prescrivono abitualmente gocce di vitamina D3 da somministrare quotidianamente fino almeno al compimento del primo anno.

Per i bambini più grandi, l’esposizione solare controllata durante il gioco all’aperto, combinata con un’alimentazione che include pesce e alimenti fortificati, può essere sufficiente a mantenere livelli adeguati senza necessità di supplementazione continuativa.