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La polmonite: come si prende e quali sono i rischi

La polmonite si prende soprattutto quando batteri o virus respiratori, più di rado funghi, raggiungono gli alveoli polmonari. Succede respirando le goccioline emesse da chi tossisce o starnutisce, oppure quando germi già presenti nel naso e nella gola scendono nei polmoni. Non tutte le polmoniti, però, si trasmettono da persona a persona.

Cos’è la polmonite?

La polmonite è un’infiammazione acuta del parenchima polmonare, ovvero la parte funzionale dei polmoni formata dagli alveoli e dai tessuti che li circondano. Durante l’infezione gli alveoli si riempiono di liquido e di cellule infiammatorie.

Gli alveoli pieni di liquido scambiano meno ossigeno e anidride carbonica, e per questo la respirazione diventa più faticosa. La gravità è molto variabile: si va da forme lievi, curate a casa, a forme che richiedono il ricovero in ospedale.

La polmonite si classifica secondo diversi criteri:

  • il luogo in cui si contrae: comunitaria, cioè contratta nella vita di tutti i giorni, oppure nosocomiale, cioè contratta in ospedale
  • l’agente che la causa: batterica, virale, fungina o da altri microrganismi
  • l’estensione: lobare, se interessa un lobo del polmone, broncopolmonite, se l’infiammazione si distribuisce a chiazze intorno ai bronchi, oppure interstiziale.

Come si prende la polmonite?

La polmonite si prende quando un microrganismo riesce a superare le difese delle vie respiratorie e a raggiungere gli alveoli. Le vie di arrivo sono diverse, e da quella dipende anche se la polmonite si può trasmettere ad altre persone.

Per via respiratoria, da una persona malata

Batteri e virus respiratori vengono diffusi con le goccioline emesse con la tosse, gli starnuti o semplicemente parlando. Le goccioline possono essere inalate da chi sta accanto, soprattutto in ambienti chiusi e affollati.

Anche le mani hanno un ruolo: toccando superfici contaminate e poi naso, bocca o occhi, i germi arrivano alle vie respiratorie. È così che si trasmettono molti virus respiratori, come quelli dell’influenza.

Dai germi che si hanno già in gola

Alcuni batteri che causano la polmonite, a partire dallo pneumococco (Streptococcus pneumoniae), vivono nel naso e nella gola di molte persone sane senza dare disturbi. La polmonite può comparire quando le difese si abbassano, per esempio dopo un’influenza, e questi batteri raggiungono i polmoni.

Per aspirazione (polmonite ab ingestis)

La polmonite da aspirazione, detta anche ab ingestis, si sviluppa quando cibo, liquidi, saliva o contenuto dello stomaco finiscono nelle vie aeree invece che nell’esofago. Insieme a questo materiale arrivano nei polmoni i batteri normalmente presenti nella bocca.

La polmonite ab ingestis è più frequente in chi ha difficoltà a deglutire, alterazioni dello stato di coscienza, per esempio per alcol o sedativi, o un reflusso gastroesofageo, e negli anziani e nelle persone debilitate.

Dall’acqua nebulizzata (Legionella)

La polmonite da Legionella si prende respirando goccioline d’acqua contaminate dal batterio Legionella pneumophila. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il batterio può svilupparsi negli impianti idrici degli edifici, negli impianti di climatizzazione con umidificazione ad acqua e nelle torri di raffreddamento; anche docce e rubinetti usati di rado possono diffonderlo. Di norma la legionellosi non si trasmette da persona a persona.

In ospedale o in una struttura sanitaria

La polmonite nosocomiale si contrae durante un ricovero ed è causata spesso da batteri diversi da quelli delle polmoniti comunitarie, a volte resistenti a più antibiotici. Più di rado i microrganismi arrivano ai polmoni attraverso il sangue, partendo da un’infezione in un’altra parte del corpo: è la trasmissione per via ematica.

La polmonite è contagiosa?

La polmonite può essere contagiosa oppure no: dipende dal germe che la causa. Quando a provocarla è un virus o un batterio respiratorio, quel germe si può trasmettere ad altre persone, che però non sviluppano per forza una polmonite. La polmonite da Legionella, di norma, non si trasmette da persona a persona.

FormaCausa tipicaCome si prendeSi trasmette da persona a persona?
Polmonite pneumococcicaStreptococcus pneumoniaeContatto con saliva o muco di chi porta il batterio, oppure batterio già presente in golaIl batterio sì, ma la maggior parte di chi lo riceve non si ammala di polmonite
Polmonite viraleVirus dell’influenza, SARS-CoV-2, virus respiratorio sincizialeGoccioline e mani contaminateSì
Polmonite da MycoplasmaMycoplasma pneumoniaeContatti stretti e prolungati, in famiglia o a scuolaSì
Polmonite da LegionellaLegionella pneumophilaInalazione di acqua nebulizzata contaminataDi norma no
Polmonite interstiziale non infettivaFarmaci, sostanze inalateEsposizione alla sostanzaNo

L’estensione della polmonite non cambia la contagiosità: una polmonite bilaterale è contagiosa o no in base al germe responsabile, come quella che colpisce un solo polmone.

Per quanto tempo è contagiosa la polmonite?

Il periodo in cui la polmonite è contagiosa dipende dal germe, e non esiste un tempo valido per tutte le forme. Nelle polmoniti virali segue i tempi del virus responsabile. Secondo il servizio sanitario scozzese NHS inform la polmonite di solito non passa da una persona all’altra, ma chi ha le difese immunitarie indebolite dovrebbe evitare i contatti stretti con il malato finché questo non inizia a stare meglio. È il medico a indicare quando si possono riprendere la scuola e il lavoro.

Quando in casa c’è una persona con la polmonite, e soprattutto se vive con lei qualcuno con le difese immunitarie indebolite, è opportuno:

  • lavarsi spesso le mani
  • tossire e starnutire in un fazzoletto o nella piega del gomito
  • evitare di condividere bicchieri e posate.

Chi rischia di più di ammalarsi di polmonite?

Lo sviluppo della polmonite dipende dall’equilibrio tra l’aggressività del germe e l’efficacia delle difese dell’organismo. Le persone più esposte sono:

  • i neonati e i bambini molto piccoli
  • gli anziani, soprattutto dai 65 anni in su
  • chi ha malattie croniche, come diabete, insufficienza cardiaca, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma, malattie renali ed epatiche
  • le persone immunodepresse, per esempio dopo un trapianto d’organo, durante una chemioterapia, con terapie immunosoppressive o con infezione da HIV
  • chi fuma, perché il fumo indebolisce le difese delle vie respiratorie
  • chi beve troppo alcol, che aumenta anche il rischio di aspirazione.

Anche gli ambienti chiusi e affollati e il contatto con persone malate favoriscono la trasmissione dei germi respiratori.

Quali sono i primi sintomi della polmonite?

I primi sintomi della polmonite variano in base al germe, all’età e allo stato di salute del paziente. I più frequenti sono:

  • febbre: nelle forme batteriche tipiche è alta, compare all’improvviso ed è spesso accompagnata da brividi intensi; nelle forme virali o atipiche è più moderata e graduale
  • tosse, inizialmente secca e poi produttiva, con espettorato che può essere mucoso o purulento e talvolta contenere tracce di sangue
  • dispnea, cioè difficoltà a respirare o respiro più corto del solito
  • dolore al torace di tipo pleuritico, cioè acuto e peggiore con il respiro profondo e la tosse, per l’infiammazione della pleura
  • malessere generale, stanchezza, perdita di appetito, mal di testa e dolori muscolari.

Si può avere la polmonite senza febbre?

Sì, la polmonite può presentarsi senza febbre, soprattutto negli anziani e nelle persone immunodepresse. Questa presentazione rende la diagnosi più difficile e può ritardare l’inizio della cura.

Negli anziani la febbre manca spesso. Il sintomo principale può essere uno stato di confusione mentale comparso all’improvviso, a volte con sonnolenza e rallentamento.

Le polmoniti atipiche, causate da microrganismi come Mycoplasma pneumoniae o Chlamydia pneumoniae, iniziano spesso in modo graduale, con sintomi più sfumati: tosse secca e insistente, stanchezza, mal di testa e dolori muscolari, mentre la febbre può arrivare solo dopo qualche giorno.

Nelle persone immunodepresse anche sintomi respiratori lievi possono accompagnare una polmonite, per esempio quella da Pneumocystis jirovecii. L’assenza di febbre, quindi, non indica una forma lieve né una polmonite non contagiosa.

Cos’è la polmonite bilaterale ed è più grave?

La polmonite bilaterale coinvolge entrambi i polmoni contemporaneamente. Un’infezione che interessa più lobi del polmone è uno dei criteri che i medici usano per riconoscere una polmonite grave.

Le cause della polmonite bilaterale includono:

  • batteri come lo pneumococco e la Legionella, che possono interessare più lobi del polmone
  • virus respiratori, come SARS-CoV-2, influenza o virus respiratorio sinciziale, e Mycoplasma, che danno più spesso un quadro interstiziale e diffuso.

Alla radiografia la polmonite bilaterale mostra opacità distribuite in entrambi i polmoni. Quando l’ossigeno nel sangue si riduce, può servire l’ossigenoterapia.

Cos’è la polmonite interstiziale e come si prende?

La polmonite interstiziale colpisce soprattutto l’interstizio polmonare, ovvero il tessuto di sostegno che circonda gli alveoli, più che gli alveoli stessi. Ha caratteristiche cliniche e radiologiche specifiche.

La polmonite interstiziale infettiva si prende come le altre polmoniti: è causata da virus respiratori, da microrganismi atipici e, nelle persone immunodepresse, da Pneumocystis jirovecii. Esistono anche forme non infettive, dovute a farmaci o a sostanze tossiche, che non si trasmettono ad altre persone.

L’esordio è spesso graduale. La tosse tende a essere secca e persistente, e la dispnea può essere il sintomo principale.

Agli esami di immagine la polmonite interstiziale mostra un aspetto reticolare, diverso dagli addensamenti tipici delle polmoniti batteriche. Per una valutazione accurata serve spesso la tomografia computerizzata (TC) ad alta risoluzione.

Come si fa la diagnosi di polmonite?

La diagnosi di polmonite parte dalla visita: il medico raccoglie la storia dei sintomi, ascolta il torace con lo stetoscopio alla ricerca di rumori anomali e misura la saturazione dell’ossigeno. La conferma arriva di solito dalla radiografia del torace, che mostra l’area del polmone interessata.

Gli esami che possono completare la diagnosi sono:

  • esami del sangue, come emocromo e indici di infiammazione, che indicano un’infezione ma da soli non bastano per diagnosticare una polmonite
  • l’esame dell’espettorato o i test per i virus respiratori, in alcuni casi, per identificare il germe
  • la TC del torace, quando la radiografia non chiarisce il quadro.

Dopo una polmonite, una visita con lo specialista in pneumologia è indicata soprattutto se i sintomi respiratori non passano, se le polmoniti si ripetono o se c’è già una malattia polmonare cronica. Le prestazioni dell’ambulatorio sono descritte nella pagina della pneumologia al Santagostino di Imola.

Come si cura la polmonite?

La cura della polmonite dipende dal germe, dalla gravità e dalle condizioni del paziente. Le polmoniti batteriche si curano con antibiotici prescritti dal medico, che sceglie il farmaco e la durata della terapia: gli antibiotici non devono mai essere assunti in autonomia. Le polmoniti virali si curano con una terapia di supporto e, in casi selezionati, con farmaci antivirali.

Riposo, liquidi in abbondanza e farmaci per la febbre su indicazione del medico aiutano il recupero. Per decidere se il paziente può essere curato a casa o deve essere ricoverato, i medici usano punteggi di gravità come il CURB-65 o il PSI (Pneumonia Severity Index).

La risposta alla terapia nelle prime 48-72 ore è un indicatore importante: se non c’è miglioramento, il medico può modificare la cura o cercare eventuali complicanze.

Cosa si rischia con una polmonite?

Le complicanze della polmonite dipendono dal germe, dall’estensione dell’infezione, dall’età e dalle altre malattie del paziente. Le principali sono:

  • versamento pleurico: accumulo di liquido tra il polmone e la parete del torace
  • empiema: accumulo di pus nella cavità pleurica, che richiede un drenaggio
  • ascesso polmonare: una cavità piena di pus all’interno del polmone
  • sepsi: una risposta infiammatoria generalizzata all’infezione, che può portare a disfunzione di più organi e allo shock settico
  • insufficienza respiratoria acuta, che può richiedere la ventilazione meccanica in terapia intensiva.

La polmonite è più grave negli anziani, in particolare dai 65 anni in su, e in chi ha malattie cardiovascolari, diabete, malattie polmonari croniche, insufficienza renale o un sistema immunitario indebolito. Shock, confusione, ossigeno molto basso nel sangue e instabilità della pressione all’esordio sono segni di una forma grave, che richiede cure intensive.

Quando andare dal medico o al pronto soccorso?

Se il respiro è più corto del solito, se si sente dolore respirando o tossendo, se la tosse dura da più di tre settimane o se i sintomi non migliorano, è opportuno rivolgersi al proprio medico per una valutazione, in giornata se compare febbre molto alta. Va sentito il medico anche quando i sintomi non migliorano entro tre giorni dall’inizio dell’antibiotico.

Alcuni segnali richiedono invece di chiamare subito il 112 o di andare al pronto soccorso:

  • grave difficoltà a respirare, tanto da non riuscire a parlare senza fermarsi
  • dolore forte al centro del petto che non passa
  • confusione comparsa all’improvviso, sonnolenza insolita o difficoltà a svegliarsi
  • tosse con sangue
  • labbra o pelle molto pallide, bluastre o grigie.

Come si previene la polmonite?

I vaccini riducono il rischio di alcune polmoniti. Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale raccomanda il vaccino antipneumococcico alle persone di 65 anni e a chi ha alcune malattie croniche o condizioni a rischio, e il vaccino antinfluenzale ogni anno dai 60 anni in su e a chi ha malattie croniche: l’influenza, infatti, può complicarsi con una polmonite. Quali vaccini sono indicati, e quando farli, lo stabilisce il medico di medicina generale.

Le altre misure che riducono il rischio di polmonite sono:

  • lavarsi spesso le mani
  • coprire bocca e naso quando si tossisce o si starnutisce
  • evitare i contatti ravvicinati con le persone malate
  • smettere di fumare ed evitare il fumo passivo
  • tenere sotto controllo le malattie croniche, come l’asma o il diabete.

Domande frequenti sulla polmonite

Si può uscire di casa con la polmonite senza febbre?

Con la polmonite senza febbre si può uscire quando si riescono a fare le normali attività, riprendendo gradualmente e d’accordo con il medico. Finché c’è la febbre alta, o non si riesce a fare la vita di tutti i giorni, è indicato restare a casa. L’assenza di febbre non esclude la polmonite, soprattutto negli anziani.

Con la polmonite si deve stare a letto?

Con la polmonite serve molto riposo finché non ci si sente meglio, ma le forme lievi di solito si curano a casa, senza ricovero. È opportuno bere molti liquidi, seguire la terapia prescritta e riprendere le attività gradualmente, secondo le indicazioni del medico: il recupero completo può richiedere da qualche settimana ad alcuni mesi.

La polmonite si prende con l’aria condizionata?

L’aria condizionata, di per sé, non provoca la polmonite: il freddo non è un germe. Un impianto di climatizzazione con manutenzione insufficiente può però diffondere goccioline d’acqua contaminate dalla Legionella, che causa una forma di polmonite. La polmonite da Legionella, di norma, non si trasmette da persona a persona.

Dopo l’antibiotico la polmonite è ancora contagiosa?

La polmonite di solito non passa da una persona all’altra, e non esiste un numero di giorni di antibiotico, uguale per tutti i germi, dopo il quale il contagio finisce. Chi ha difese immunitarie deboli dovrebbe evitare i contatti stretti finché il malato non sta meglio. Il medico indica quando riprendere lavoro e scuola.

Che differenza c’è tra bronchite e polmonite?

La bronchite è un’infiammazione dei bronchi, le vie che portano l’aria ai polmoni, mentre la polmonite colpisce gli alveoli, all’interno del polmone. La diagnosi di polmonite si conferma di solito con la radiografia del torace. Le differenze sono spiegate nella voce sulla bronchite.

La polmonite si vede dalle analisi del sangue?

Le analisi del sangue da sole non bastano per diagnosticare una polmonite. Emocromo e indici di infiammazione possono indicare un’infezione in corso e aiutare il medico a valutarne la gravità. La conferma della polmonite arriva di solito dalla radiografia del torace, insieme alla visita.

Ci si può riammalare di polmonite?

Sì, ci si può ammalare di polmonite più di una volta, perché i germi che la causano sono molti e alcuni, come Mycoplasma pneumoniae, possono dare l’infezione più volte. Le polmoniti che si ripetono vanno segnalate al medico, che può valutare una malattia respiratoria di base o un problema delle difese immunitarie.

L’ambulatorio di pneumologia al Santagostino di Imola

Al Santagostino Imola, nella sede Dyadea Valsalva di via Turibio Baruzzi 7/C, 40026 Imola (BO), si può prenotare online la visita pneumologica, anche con la spirometria semplice nello stesso appuntamento. Con la prescrizione del medico si può prenotare anche la radiografia del torace.

La sede è aperta dal lunedì al venerdì dalle 7:30 alle 19:30 e il sabato dalle 7:30 alle 13:00; la domenica è chiusa. Si raggiunge con il bus 2, fermata Pedagna Ovest, ed è accessibile alle persone con disabilità. Per informazioni il numero è lo 0542 35885.